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Ultime notizie

  • Capannoni o cementificio? Dibattito acceso tra Cividate e Cortenuova -
    Un polo logistico con capannoni e attività produttive o un cementificio?
    Cosa sorgerà sui 180 mila metri quadri di terreno che la Vitali spa (azienda che opera nel settore edile, stradale e immobiliare) ha acquistato a Cividate, nelle vicinanze dell’impianto siderurgico della Olifer?



    Il sindaco leghista di Cividate, Giuliano Vescovi:
    "Timori infondati. ... Il Pgt approvato lo scorso anno vieta insediamenti di attività produttive insalubri
    Un consigliere di minoranza:
    La convenzione firmata con la Vitali dice sì che l’area è destinata a deposito e logistica ma parla anche di insediamento industriale, il che significa che la destinazione d’uso può essere cambiata. Di fatto la maggioranza ha firmato una cambiale in bianco. ... Di certo hanno svenduto il territorio.
  • Rischio cementificio: Cividate si svincola da Cortenuova, la Provincia approva e il Giornale di Treviglio si autocensura? -
    Riassunto dei fatti precedenti:
    • Aprile 2009 la Provincia di Bergamo approva il Piano di Governo del Territorio del Comune di Cividate che prevede la necessità di una intesa tra Cividate e Cortenuova per l'insediamento di nuove attività produttive nel territorio tra i due Comuni
    • Maggio 2009 l'ex Sindaco del Comune di Cortenuova dichiara alla stampa di aver rifiutato la richiesta di costruire un cementificio (altamente inquinante) sul territorio fra Cividate e Cortenuova e di prepararsi a darne battaglia alla realizzazione a cui l'amministrazione di Cividate ha espresso disponibilità. Il Sindaco di Cividate non rilascia alcun commento.
    • Giugno 2009 tutte le liste candidate per le elezioni Comunali di Cortenuova inseriscono nei relativi programmi elettorali l'assoluta contrarietà ad un cementificio. Dopo la vittoria elettorale il Sindaco Gatta ribadisce il "No al cementificio!". Sia i cittadini di Cortenuova che di Cividate possono dormire sonni tranquilli essendo Cividate vincolata all'intesa con Cortenuova che si è eretta a baluardo della loro salute.
    Novità
    • 25 settembre 2009 il Comune di Cividate chiede alla Provincia di Bergamo di svincolarsi dalla necessità di intesa con il Comune di Cortenuova per la gran parte dell'area che sarà destinata a nuove attività produttive
    • 12 ottobre 2009 tramite Delibera di Giunta la Provincia di Bergamo esprime parere positivo
    • 23 ottobre 2009 il Giornale di Treviglio invia la newsletter con il collegamento sul loro sito a questa notizia che sparisce però poche ore dopo (o viene cancellata?)
    Conclusioni attuali
    A questo punto con Cividate smarcata da Cortenuova leggendo gli atti ufficiali che parlano di nuovi operatori industriali nella zona sud del Comune, si potrebbe pensare che qualcuno abbia la volontà di costruire un cementificio, o no... ? (Si parla anche di potenziamento dell'acciaieria esistente, già "Industria insalubre di prima classe")
  • Impediamo il cementificio a Cortenuova e Cividate al Piano - Visita il gruppo NO cementificio tra Cividate e Cortenuova e visiona documenti e video informativi. (Accessibili anche ai non iscritti a Facebook)

    UPDATE: l'ex Sindaco di Cortenuova Sansottera tramite il Giornale di Treviglio accusa l'Amministrazione di Cividate.
    01/05/09 No all'insediamento di un cementificio
    29/05/09 Cementificio, Sansottera Contro cividate

    Appena finito l'ultimo Consiglio Comunale pre-elezioni di Cortenuova il sindaco ha speso qualche parola riguardo al cementificio in zona Cortenuova/Cividate al Piano. Certo potrebbe essere una strumentalizzazione per ottenere consensi, ma qualunque sia la parte politica che tenterà di realizzare questo cementificio, che è effettivamente già stato proposto alle due Amministrazioni, bisogna iniziare ad informare i cittadini sui rischi per la salute e creare un forte movimento di informazione e contrasto.

    Premessa su funzionamento e danni alla salute
  • Questionario alle liste civiche -
    FAI LE TUE DOMANDE AI CANDIDATI PRIMA DI VOTARLI!!

    Stiamo formulando un questionario di quesiti locali e di sondaggio degli intenti che proporremo formalmente a tutte le liste civiche che parteciparanno alle elezioni 2009 del Comune di Cortenuova.

    I risultati verranno poi pubblicati sul sito Cortenuova Felice
  • Filmare le sedute di Consiglio Comunale: Sindaco nega permesso - Il 21 marzo 2009 abbiamo fatto al Sindaco Fabio Sansottera una richiesta di autorizzazione per filmare le sedute del Consiglio Comunale di Cortenuova e successivamente pubblicarle su Internet (prot. n. 1550 del 21/3/2009).

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Comuni Virtuosi - Pubblicazioni - Ass. dei Comuni Virtuosi

L'associazione dei Comuni Virtuosi nasce nel maggio del 2005, nella sala consiliare di Vezzano Ligure, su iniziativa di quattro comuni: Monsano (AN), Colorno (PR), Vezzano Ligure (SP) e Melpignano (LE). Presentiamo di seguito il Manifesto a cui si ispirano gli enti locali soci e lo Statuto dell'associazione. Un ente locale interessato ad aderire alla rete deve approvare (in giunta o in consiglio) una delibera di adesione formale con l'impegno a sottoscrivere il Manifesto e lo Statuto, e una quota di iscrizione annua che varia in base al numero dei cittadini residenti.
  • La mia scuola a impatto zero

    Idee e spunti da ogni parte d’Italia per rendere ogni istituto scolastico davvero ecosostenibile e in grado di durare nel tempo senza gravare sul pianeta.

    Progetti di buon senso che aspettano solo di essere adottati: per risparmiare energia, ridurre la produzione di rifiuti, attivare iniziative di mobilità sostenibile, favorire consumi sobri e a basso impatto ambientale; a cominciare dalla scuola dei propri figli.

    La scuola non è un semplice edificio circoscritto da quattro mura e un tetto, uno spazio dove si fa e si insegna cultura.

    È una casa, la casa degli studenti, in cui imparare non solo nozioni e operazioni, ma anche ad adottare uno stile di vita che elimini gli sprechi e l’inquinamento nella vita di tutti i giorni.

    Può quindi una scuola ridurre la propria impronta ecologica e contribuire così a garantire un futuro sostenibile ai suoi giovani inquilini? È possibile avviare sperimentazioni concrete, efficaci e di sicuro successo coinvolgendo, in un colpo solo, insegnanti, genitori, alunni, amministratori locali, cittadini?

    L’autore, forte della sua esperienza come coordinatore dell’Associazione nazionale dei Comuni Virtuosi, risponde a queste domande e presenta dieci esperienze, già realizzate con successo in tutta Italia, che riducono l’impatto ambientale e consentono il risparmio di energia e denaro: dalla mensa sostenibile alla riduzione del fabbisogno energetico; dalla raccolta differenziata e dal riciclo consapevole alla produzione di energia pulita; dalla valorizzazione dell’acqua del rubinetto al «piedibus»!

    Dal 15 febbraio, in tutte le librerie d’Italia, "La mia scuola a impatto zero", per le Edizioni Sonda.



  • Le conseguenze del cemento

    Nemmeno chi cerca casa, la trova. “Difficoltà d’incontro tra domanda e offerta”, spiega Fabiana Megliola, responsabile dell’ufficio studi di Tecnocasa, rete di franchising immobiliare.

    E traduce: “C’è più offerta, più scelta. I potenziali acquirenti girano, girano. E i tempi di vendita si dilatano”. La Ducale spa è il braccio immobiliare di Tecnocasa. Costruisce, dal 1999. Gaetano Mirabile è un consulente commerciale della società. Il suo ufficio è a Paullo, quindici chilometri da Milano, a fianco del cantiere di “Habitaria”, un edificio in classe A, la cui costruzione è iniziata nell’autunno del 2010.

    “Nel primo anno, abbiamo venduto il 20% degli immobili -racconta, mi aspettavo un po’ di più. A questo punto, conto di raddoppiare entro l’ottobre 2012, quando consegneremo gli appartamenti”. Che sono una quarantina e costano in media 2.800 euro al metro quadro.

    Il preventivo per un trilocale (con terrazzo) più box è di 334mila euro. Per il mutuo, mi spiega Gaetano, potrei avvalermi di Kìron, altra società del gruppo. Per chi può, il servizio “chiavi in mano” offre anche una persona dedicata a vendere, attraverso la rete Tecnocasa, la mia casa “usata”. La Ducale (44,9 milioni di euro di fatturato nel 2007, 13,6 nel 2009, 21,2 nei primi 7 mesi del 2010) cerca di restare a galla investendo sull’efficienza energetica degli appartamenti e sulla capacità di far rete tra le diverse realtà del gruppo Tecnocasa, “gli altri, a Paullo, alla consegna degli appartamenti se va bene hanno venduto il 20% degli immobili”.

    È una nuova emergenza casa, che oggi non è più, né solo, un problema legato all’accesso, al “diritto all’abitare”: l’edilizia residenziale sta affrontando una fase patologica e degenerativa (si continua a costruire, nonostante il numero di compravendite immobiliari sia caduto del 29% dal 2006 al 2010) e il paziente, che è l’Italia, rischia di non guarire più. Con l’aiuto della infografica della pagina a fianco proviamo a mettere in fila tutti i sintomi della bulimia immobiliare.

    Articolo tratto da "Le conseguenze del cemento"



  • L'incredibile storia di Mezzago (MB)

    Siamo nell’era dell’informazione globale, ma di Mezzago, a Milano, si sa soltanto che “c’è il Bloom”, un bel locale dove si fa (tra l’altro) musica live.



  • Pensare come le montagne

    Questa settimana voglio proporti un mio articolo-intervista, realizzato con Paolo Ermani che ha appena pubblicato "Pensare come le montagne", manuale teorico-pratico scritto con Valerio Pignatta.

    Buona lettura!

    Strano per me intervistare Paolo Ermani. È un amico (come Valerio Pignatta, coautore del libro stesso), ed è anche il presidente dell'Associazione Paea, che insieme a noi, ha costruito il giornale che dirigo e porto avanti ogni giorno. In teoria potrei trovarmi in una 'situazione scomoda'.

    La realtà, però, è che leggere questo libro mi ha emozionato e colpito profondamente, togliendomi ogni imbarazzo. Ed ecco che mi trovo con semplicità ad intervistare Paolo, come se fosse un autore "qualsiasi", un autore che ha scritto un ottimo libro. Il libro che vorrei aver scritto io e che racchiude molta della mia filosofia di vita e della mia percezione del mondo.

    Questa quindi è la prima di una serie di interviste che farò nelle prossime settimane per sviscerare i temi trattati da Pensare come le montagne.

    Il sottotitolo di Pensare come le montagne specifica che si tratta di un “manuale teorico-pratico di decrescita per salvare il pianeta cambiando in meglio la propria vita”. Manuale teorico-pratico, in che senso?

    Nel libro analizziamo la situazione attuale da vari punti di vista: ambientale, economico, sociale, politico, alimentare, sanitario, educativo, energetico, lavorativo, etc., per poi dare delle soluzioni pratiche. Se si vuole davvero cambiare, limitarsi alla teoria serve a poco, bisogna agire con alternative reali messe in pratica giorno per giorno nella propria esistenza. Vivere nel concreto la decrescita ha tutto un altro valore e significato che farne un miraggio o una sterile disputa intellettuale.

    Com'è nata l'idea di scrivere questo libro?

    Dal fatto che pensavamo che le nostre idee ed esistenze basate su anni e anni di pratica ed esperienze dirette potessero essere di aiuto e interesse anche per altri. Ultimamente c'è il grande rischio che si pensi che il cambiamento passi tutto dentro la rete. La rete può essere importante ma il cambiamento è fatto di scelte e azioni concrete, non infiniti dibattiti telematici.

    E l'incontro tra te e Valerio Pignatta?

    Ci conosciamo da una quindicina di anni e ci accomunano molti modi di pensare e agire simili. Lavoriamo su attività complementari e quindi abbiamo potuto coprire un ampio ventaglio di argomenti che riguardano i vari aspetti della vita delle persone.

    Pensare come le montagne. In che senso?

    Ci piaceva l'immagine simbolica che ispirava, personalmente penso che mai come adesso si debba guardare in prospettiva e affrontare i grandi problemi che abbiamo di fronte con solidità, lungimiranza e saggezza, come le montagne appunto.

    Qual è stato il capitolo che ti ha richiesto più fatica?

    Più che fatica in un capitolo particolare è stato impegnativo affrontare le tante e variegate problematiche odierne senza scrivere una enciclopedia. Sia io che Valerio rispetto ai nostri ambiti di riferimento avremmo potuto scrivere un libro per ogni argomento trattato e quindi dovevamo fare continuamente attenzione a non eccedere in questo senso. In questo momento storico ci sembrava importante dare una visione complessiva di intervento.

    E quello che ti ha dato più soddisfazione?

    La soddisfazione di essere riusciti ad analizzare e approfondire molti aspetti senza che il libro avesse cinquecento pagine.

    C'è qualcosa che non rifaresti?

    No, sono molto soddisfatto di quello che abbiamo fatto e spero che il libro possa essere utile a chiunque lo legga.

    Un motivo per cui bisogna leggere questo libro?

    Se pensate che voi valete e che il mondo si cambia iniziando da ognuno di noi, è il libro che fa per voi. Se pensate che Monti, Obama o chi per loro risolveranno tutti i nostri problemi, leggetelo ugualmente, così cambierete idea, ah, ah... 

    Quale autore ti ha influenzato di più nella scrittura? 

    Gli autori interessanti sono molti ma una persona (più che un autore, dato che sono pubblicati i suoi discorsi) che ritengo fondamentale è il filosofo indiano J. Krishnamurti. In una sua frase emblematica si può racchiudere il suo pensiero: “La verità è una valle senza sentieri”. La sua esistenza è stata tutta improntata alla liberazione totale dell'individuo da ogni condizionamento. Mi è sembrata sempre una impostazione molto affascinante, poiché credo che il condizionamento e la mancanza di libertà interiore sia forse il motivo più grande della crisi attuale. Chi ad esempio è prigioniero del potere, aspetto che poi si declina in moltissimi modi, è in pratica il peggior nemico di se stesso e degli altri.

    Il libro è diviso in due parti. Cosa le caratterizza?

    La prima parte si intitola Le ragioni per tornare a Vivere e si analizzano anche i vari dati ambientali, sanitari e sociali della situazione attuale per i quali è assolutamente imprescindibile invertire la rotta.

    Nella seconda parte, che si intitola Il mondo in positivo, si danno tutte le proposte concrete per attuare il cambiamento nei vari campi che prendiamo in esame, dall'energia alla scuola, dalla salute all'alimentazione, ecc. 

    Alimentazione, salute, inquinamento. Quale il problema che ti preoccupa di più?

    Alla base di tutti i problemi c'è la delega e l'abuso di potere che ne consegue, finché le persone continueranno a delegare ad altri le scelte fondamentali per la propria esistenza, non se ne esce. Di delega in delega abbiamo consegnato a persone senza scrupoli l'intero mondo che ormai stanno portando all'autodistruzione. Così come abbiamo dato loro questo potere, glie lo possiamo togliere. Ma non c'è bisogno di violenza, ad una banca fa molto più male levare i tuoi soldi dal suo conto corrente che spaccargli una vetrina.

    Ci hanno convinto che non si può cambiare, invece la forza, la capacità e le possibilità di cambiare e prendere in mano il proprio destino ce l'ha chiunque, a maggior ragione nei nostri paesi occidentali.

    Molti dati da voi riportati sono più che drammatici. Come fai a vivere con questa consapevolezza nella tua quotidianità?

    La natura e i sentimenti positivi delle persone sono aspetti miracolosi per i quali vale la pena vivere.

    Un tramonto sul mare, un abbraccio fraterno, ti danno l'esatta dimensione della meraviglia quotidiana in cui siamo immersi, peccato che ce la stiamo mettendo tutta per distruggere questa meraviglia e per autodistruggerci. Ma penso che alla fine prevarrà il buon senso e l'intelligenza, come dicono in Val Susa, 'sarà dura' ma ce la faremo.

    Credi davvero che riusciremo a invertire le cose?

    Le cose iniziano ad essere invertite nel momento stesso in cui le persone quotidianamente fanno scelte diverse da quelle di chi le vorrebbe degli automi consumatori.

    Daniel Tarozzi

    Vedi ancheIl sito del libro - La rubrica di Paolo Ermani - Il libro

    Fonte: Il cambiamento



  • Il video del Premio Comuni a 5 stelle

    Tra il 16 e il 18 settembre, a Ponte nelle Alpi (BL), si è svolta la quinta edizione del premio Comuni a 5 stelle.

    Una festa, un'occasione d'incontro tra amministratori e società civile, un esempio di come un altro mondo non solo sia possibile, ma già in atto.

    Vi proponiamo quindi una sintesi della "tre giorni", con alcuni degli interventi più interessanti. Rimandiamo ai video specifici per approfondire la questione. Sul Cambiamento, si può leggere il reportage dell'incontro a questo indirizzo: http://www.ilcambiamento.it/lontano_riflettori/festa_comuni_virtuosi_ponte_al...

    Le interviste e il montaggio sono a cura di Daniel Tarozzi, le immagini di Stefano Zoja. Buona visione!

    Il Link per vedere il video



  • Il suolo minacciato: guarda il film!

    Negli ultimi anni nella pianura padana si sono perduti migliaia di ettari di suolo agricolo ad opera di una dilagante espansione urbana ed infrastrutturale.

    Nella sola Food Valley parmense, luogo di produzioni agroalimentari di eccellenza, lo sprwal urbano, con i suoi capannoni, le sue gru, le sue strade, il suo cemento consuma un ettaro di suolo agricolo al giorno.

    Partendo da questo caso emblematico e paradossale, il film Il suolo minacciato mostra senza veli quanto sta accadendo al territorio e al paesaggio evidenziando l'importanza di preservare una risorsa finita e non rinnovabile come il suolo agricolo.

    Per quanto ambientato nella pianura parmense, il film, attraverso il montaggio di interviste ad esperti ed agricoltori locali, affronta il problema nazionale del consumo di suolo e della dispersione urbana, analizzandone costi e cause per poi proporre modelli alternativi di sviluppo urbano sulla scorta delle esperienze di altri paesi europei, come la Germania e la Francia, o di piccoli comuni virtuosi italiani, come Cassinetta di Lugagnano (MI).

    Da questo indirizzo è possibile vedere il documentario, che accompagnerà i lettori del sito per tutta la prossima settimana, periodo in cui saremo chiusi per ferie. Buona estate a tutti noi!



  • No impact man

    Si può vivere in una grande città, avere una coscienza ecologica e dormire sonni tranquilli nel letto di un appartamento che ha tutti i comfort della modernità?! Lo scrittore newyorkese, ambientalista e progressista, Colin Beavan per rispondere a questa domanda punta il dito verso se stesso e si lancia in un’impresa estrema: vivere un anno a impatto zero nel cuore di Manhattan!

    Niente più elettricità, niente macchina, niente tv, nessun nuovo acquisto, niente spazzatura solo riciclo, cibo e cure naturali, insomma un anno di vita “ecologicamente corretta” per contribuire alla salvezza del pianeta! Missione impossibile?! Soprattutto considerando che nell’avventura Colin coinvolge l’intera famiglia: moglie shopping-dipendente, figlia in età da pannolino, cane e le loro vecchie e comode abitudini di "modern family"...

    Provocatorio, divertente, illuminante un film o meglio un docureality (selezionato al più innovativo e importante festival internazionale di cinema indipendente, il Sundance Film Festival 2009) che ha spopolato sui media internazionali (grazie anche al libro e al blog di Beavan).

    Una storia che fa riflettere sulle trappole del sistema consumistico da cui tutti dipendiamo ma in cui ciascuno di noi con un po’ più di consapevolezza può fare la differenza.

    Il documentario esce in Italia per la casa editrice Macroticonzero, una nuova casa video-editrice che propone un progetto d’innovazione nell’informazione. Attraverso la selezione e la distribuzione di documentari e cortometraggi visionari, provenienti da diverse parti del mondo, mt0 con la sua prima collana Ecoscienze, intende raccontare e mostrare nuovi stili di vita e pensiero. Mt0 compie un viaggio interdisciplinare attraverso la scienza d’avanguardia, l’ecologica, le nuove tecnologie e la mistica, che, in correlazione tra loro, possono contribuire allo sviluppo di un’ampia comunità di persone in grado di scegliere e seguire autonomamente una propria e consapevole visione del mondo.

    Info e acquisti su www.mt0.it.

    Guarda il trailer su Youtube



  • Prepariamoci

    I più lo conoscono per le sue fugaci apparizioni televisive alla trasmissione condotta da Fabio Fazio su RAI 3 «Che tempo che fa» in veste di presentatore delle previsioni meteorologiche.

    Ma Luca Mercalli è prima di tutto uno scienziato. Dopo aver studiato scienze agrarie in Italia e climatologia in Francia, oggi presiede la Società meteorologica italiana e dirige da rivista Nimbus, da lui fondata.

    Esperto, in particolare, del clima delle Alpi e sui ghiacciai, Mercalli ha appena pubblicato un saggio allarmante e, se così si può dire, divertente. Si intitola «Prepariamoci», e il sottotitolo chiarisce a che cosa, ovvero: «A vivere in un mondo con meno risorse, meno energia, meno abbondanza... e forse più felicità».

    Ne è uscito un brillante testo scientifico-divulgativo sui limiti del nostro pianeta e sulle ricette che ognuno di noi può già cominciare ad applicare. Per prepararsi alla stagione delle vacche magre, appunto.

    Per approfondire: http://www.chiarelettere.it/libro/reverse/prepariamoci-9.php



  • Le relazioni di Padova

    Cominciamo da oggi a pubblicare parte della documentazione relativa alla "Scuola di Altra Amministrazione", promossa nelle scorse settimane a Padova, all'interno del "Festival di cittadinanza".

    La Scuola, promossa come sempre dall'Associazione Comuni Virtuosi, è stata organizzata con la preziosa collaborazione della Cooperativa Asa Coop, promotrice del Festival.

    Oggi pubblichiamo le interessantissime relazioni che riguardano i comuni e le esperienze virtuose di Cassinetta di Lugagnano (MI), Padova, Corchiano (VT), Ponte nelle Alpi (BL).

    Buona lettura, copiate e moltiplicate!

    Padova - Corchiano - Ponte nelle Alpi - Cassinetta di Lugagnano



  • Calendario della fine del mondo

    Sull’edizione italiana di Le Monde diplomatique, in edicola da metà aprile con il manifesto, una recensione su «Calendario della fine del mondo», il libro di Democrazia chilometro zero (tutti i dettagli soono qui sotto). Ecco il testo dell’articolo.

    Cosa abbiamo perduto con la chiusura di Carta? Il libro che Anna Pizzo e Gigi Sullo hanno curato insieme ad Anna Pacilli, ne dà un’idea.

    Nel volume, dal titolo esplosivo, «Calendario della fine del mondo. Date previsioni e analisi sull’esaurimento delle risorse del pianeta» sono raccolti infatti brevi saggi di una ventina di autori, tutti italiani tranne Serge Latouche; e tutti, Latouche compreso, molto rappresentativi di quello che il mensile-settimanale sapeva far scrivere. Gli autori, come Giorgio Nebbia, Guido Viale, Gianni Tamino tra i tanti altri, danno quasi sempre il meglio di sé e il meglio consiste nello scrivere con chiarezza e spiegare gli aspetti di una linea ambientale anticapitalistica: difesa dei beni comuni, filosofia della decrescita, impegno per mitigare il riscaldamento globale, attenzione all’impronta umana nella natura. Qualche volta però fanno di più, propongono aspetti di una ricerca che ha fatto qualche passo avanti. E questo è il bello della sinistra – qualche volta.

    Latouche rilegge il «Collasso» di Jared Diamond senza prenderlo del tutto sul serio. Le cause delle catastrofi sono spesso diverse dall’aumento di popolazione e dalle carestie dovute al clima, non entrano sempre nella categoria dei fenomeni ineluttabili, anzi non si trovano quasi mai in cause che trascendono gli errori umani. E attacca: «…Ricercare la crescita a tutti i costi vuol dire prima  di tutto non andare troppo per il sottile sui mezzi per ottenerla… Che si tratti di Chernobyl, della mucca pazza o dello scandalo del sangue contaminato…» Ci si trova di fronte a «una quantità incredibile… di imbrogli,  abusi e raggiri dovuti nell’essenziale a tre fattori: la vanità, l’avidità e la volontà di potenza». Ecco quindi il triangolo micidiale: crescita, ingordigia, catastrofe. E Latouche scriveva prima del disastro di Fukushima.

    Credevamo di avere ormai imparato tutto da Riccardo Petrella sull’acqua, e che la questione fosse semplice, infine: andare al referendum e vincerlo. Invece nel suo intervento Petrella va ancora avanti. Prima di tutto suggerisce un’equivalenza tra povertà e sete, tra ricchezza e spreco di acqua. «L’acqua rivela che il diritto alla vita per tutti non costituisce una priorità politica ed economica dei gruppi sociali dominanti… Non ci si può, quindi, attendere da loro l’assunzione di decisioni e di misure per modificare il corso attuale della storia». Ci dicono che l’acqua è una risorsa in via di esaurimento e che per questo va pagata applicando i due principi del «paghi chi consuma» e «paghi chi inquina». Petrella spiega che non è così. L’acqua è sempre nella stessa quantità, da milioni di anni e sarà altrettanta per altri milioni. Solo che l’acqua «buona» è prelevata in eccesso e inquinata. Secondo i padroni dell’acqua, per averne abbastanza, si devono sopportare costi elevati e quindi ci vogliono prezzi elevati per ripagare i costi a chi li ha sopportati, con un qualche giusto profitto. Petrella replica che il ragionamento non tiene. Non si tratta di costi, ma d’«investimenti» che le popolazioni fanno per poter fruire del bene comune per eccellenza, l’acqua. «Quel che in una logica capitalista di mercato è considerato un costo per il privato… in una logica di economia pubblica e dei diritti umani e sociali alla vita e del vivere insieme è invece considerato un investimento comune, per il benessere comune».

    Carta sapeva affrontare temi attuali e il volume segue quella falsariga. Tra i tanti discorsi pratici attraversati dal «Calendario» eccone uno, l’uranio. Mario Agostinelli fornisce numeri poco abituali. Per le centrali nucleari occorre un quantitativo tot di uranio arricchito (11.521 tonnellate). Quello che si scava e setaccia e tratta ogni anno non basta per le centrali esistenti. E allora come tornano i conti? Per ora le grandi potenze atomiche hanno smantellato le loro riserve di bombe, vendendo sul mercato l’uranio in esse contenuto. Ma anche l’arsenale atomico spendibile – quello che gli stati maggiori considerano non indispensabile per i loro piani di distruzione di Terra e quindi alienabile – sta per finire. Il prezzo dell’uranio sale, sale. Ricavare uranio dal minerale di partenza costerà sempre di più – fino all’esaurimento tra qualche decennio – sia in termini di dollari che di energia utilizzata che di inquinamento; un inquinamento a monte, molto prima che la produzione di energia elettrica dal reattore cominci. E poi c’è il problema dell’uranio arricchito ma non abbastanza; in altre parole l’uranio impoverito. Cosa farne, dove riporlo? Se lo si spara un po’ in giro, assicurano gli stessi stati maggiori di prima, gli interventi umanitari riescono meglio e poi ci penseranno altri a risolvere i problemi delle scorie.

    Propriamente della fine del mondo promessa, si tratta in due articoli: ecco Daniele Barbieri che rilegge le fini del mondo prospettate nella fantascienza e Marinella Correggia che fa parlare un albero, l’ultimo rimasto. L’antologia di disastri finali suggerita da Barbieri è naturalmente un breviario di orrori, vergogne e paure nella vita attuale, nel giorno dopo giorno del genere umano. L’albero che parla è davvero l’ultima sentinella: «Mi presento. Sono l’ultimo pezzo di Amazzonia rimasto vivo. Vivo. Qualcuno deve pure aspettare, essere quello che chiude la porta dietro il nulla…». E così via dicendo.

    In libreria dai primi di aprile del 2011. Si intitola «Calendario della fine del mondo» e nel suo genere è un fatto nuovo. Intanto perché è il primo libro che rechi in copertina il «marchio» DKm0 (Democrazia chilometro zero). E’ il capostipite – noi crediamo – di molti altri libri nel prossimo futuro. Poi, è forse il primo libro in cui scrivono insieme, secondo le rispettive competenze e inclinazioni, autori come Serge Latouche, Riccardo Petrella, Guido Viale, Gianfranco Bologna e così via. In coda a questo testo, le prime recensioni del libro (dell’Agenzia giornalistica Italia, Agi, e dell’agenzia Ansa) e un breve resoconto della prima presentazione, domenica 27 a San Benedetto del Tronto).

    «Calendario della fine del mondo» non vi stupirà con i suoi effetti speciali. Come quelli di «2012», ad esempio, il kolossal hollywoodiano che vi fa vedere la California mentre esplode come un vulcano e scivola in mare. Non vi intratterrà nemmeno raccontandovi storie di mondi paralleli o futuri come quelli di Isaac Asimov o di altri grandi della fantascienza. Non cercherà nemmeno di terrorizzarvi gridando, come un profeta pazzo, che il giudizio universale è imminente.

    Molto più pacatamente, e in modo convincente, vi spiegherà – fornendo cifre, dati, circostanze, nomi di protagonisti, racconti, date di «scadenza» – come l’Isola di Pasqua, chiamata dai suoi abitanti Rapa Nui, sia in piccolo un esempio per tutto il pianeta. Di noi umani rischiano di restare grandi monumenti, come le gigantesche ed enigmatiche statue che da quell’isola scrutano l’oceano, mentre l’umanità sarà costretta a prendere congedo dalla sua Terra. Perché quel che Serge Latouche chiama «economia della crescita infinita», vale a dire del consumo senza freni, sta letteralmente divorando il solo pianeta di cui disponiamo. Ogni bene essenziale, dal petrolio all’acqua, dal suolo edificabile al mare, dallo spazio per nuove automobili alla biodiversità, ha una data di scadenza, proprio come lo yogurt che trovate sugli scaffali del supermercato. Solo che, una volta «scaduto» l’equilibrio climatico, ad esempio, non ci si potrà rifornire in un altro supermercato.

    A conversare con voi lettori di questi decisivi argomenti abbiamo chiamato molti tra i migliori osservatori, scienziati, analisti. Ed è appunto la prima volta che il loro lavoro, concentrato su un singolo tema, diventa un coro in cui ciascuno, con il suo timbro di voce, intona la canzone di Madre Terra. Persone che lavorano nelle università e si dedicano alla ricerca, altre che sono attive in grandi associazioni ambientaliste o in movimenti come quello per l’acqua pubblica, scrittori e giornalisti, svolgono racconti appassionanti e drammatici, indicano possibili soluzioni e individuano colpevoli. Fino alla morale finale: quel che ci manca prima di tutto, scrive Guido Viale, è una «risorsa» che non si trova in una miniera o in un pozzo petrolifero, ma nella nostra testa: è la conoscenza, la capacità di imparare dagli errori e di cambiare rotta.

    E’ per questo che «Calendario della fine del mondo», edito dalla casa editrice Intra Moenia, reca in copertina anche il simboletto di DKm0: una campagna, una rete di persone e comitati cittadini sparsi in tutto il paese, un sito internet, il cui scopo è trovare nuovi modi della democrazia, far sì che siano i cittadini a decidere sui beni comuni. Cambiare rotta significa per noi innanzitutto questo.

    A DKm0, e al suo sito www.democraziakmzero.org, andrà per intero il ricavato del libro.

    Anna Pizzo, Pierluigi Sullo e Anna Pacilli hanno curato il libro.

    Vi hanno scritto Serge Latouche (l’introduzione), Riccardo Petrella e Tommaso Fattori (l’acqua), Gianni Tamino (la crisi della biodiversità), Antonio Onorati (l’agricoltura), Roberto Musacchio (L’Europa e il clima), Mario Agostinelli (il nucleare), Andrea Masullo (l’automobile), Gianfranco Bologna (l’impronta ecologica), Eva Alessi (la chimica), Giorgio Nebbia (il consumo del pianeta), Daniele Barbieri (la fine del mondo nell’immaginario), Alessio Ciacci (i rifiuti), Federica Barbera e Sebastiano Venneri (il mare), Rossella Marchini e Antonello Sotgia (il suolo urbano), Claudio Della Volpe (il picco del petrolio), Guido Viale (la dittatura dell’ignoranza), Luca Tornatore (la crisi climatica), Marinella Correggia (la deforestazione).

    Il libro è corredato da grafici e mappe.

    Un libro di 272 pagine, che in libreria costa 19,90 euro. I singoli che lo vogliano comprare possono averlo a casa senza costi di spedizione. Chi vuole ordinarlo lo comunichi all’indirizzo zero.libri@gmail.com



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